Diritto o follia?

Non è stato facile decidere come esternare l’opinione di oggi. A mio parere, ci sono decisioni che possono essere corrette in punta di diritto, ma devastanti sul piano umano, sociale, simbolico. La possibile presenza ai funerali della piccola Beatrice della madre detenuta e del padre biologico, anch’egli in carcere per vicende non legate alla morte della bambina, appartiene a questa categoria.

Non intendo lontanamente sostituirmi ai giudici. Nessuno può cancellare il principio della presunzione di innocenza, che resta una conquista dello Stato di diritto. Ma qui non siamo davanti a una normale vicenda giudiziaria. Siamo davanti al corpo di una bambina di due anni, a una storia di sevizie, dolore, abbandono, orrore.

Siamo davanti all’intera comunità nazionale ferita, a un Paese intero che ha letto quei dettagli con lo stomaco chiuso e la rabbia in gola. Ognuno di noi, per qualche minuto ha provato il desiderio di infliggere lo stesso dolore alla bestia della madre e del compagno di essa.

Ma un funerale non è un’aula di tribunale. È il luogo del silenzio, del rispetto, della pietà. È l’ultimo spazio che dovrebbe appartenere solo alla vittima. Non agli imputati, non alle strategie difensive, non alla necessità di mostrare umanità a chi oggi è dentro un’inchiesta che ha sconvolto l’Italia. Qualcuno, profondamente religioso o compassionevole potrà dire: “anche una madre ha diritto a dire addio alla figlia”. Certo. Ma il diritto non vive nel vuoto. Vive dentro una realtà concreta, fatta di tensione, dolore, rabbia collettiva.

Se una Prefettura deve blindare una cerimonia funebre, se si teme il caos, se si valuta una funzione a porte chiuse, allora forse la domanda non è più solo “si può fare?”. Quello che mi chiederei è: “è giusto farlo?”. Lo Stato ha il dovere di impedire la vendetta privata. Ma proprio per questo deve evitare scelte che la rendano emotivamente prevedibile.

La giustizia non è linciaggio, mai. A questa età ho cambiato molte volte opinioni negli anni, ma non su questo tema. Però non si può ignorare che certe decisioni rischiano di incendiare ciò che dovrebbero governare. Sono fermamente convinto che Beatrice aveva diritto a essere protetta prima. Non lo è stata abbastanza.

Ecco, almeno il suo ultimo saluto dovrebbe essere protetto ora: dal rumore, dalla rabbia, dall’ambiguità, dalla presenza di chi, a vario titolo, appartiene alla tragedia della sua vita. Per una volta, chi ha il potere giudiziario, al centro non metta gli adulti. Metta Beatrice. Solo Beatrice.

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