Fake news e cultura.

Come capire se una notizia letta sui social o sulla stampa è vera o falsa, oppure generata ad hoc dall’intelligenza artificiale per qualche finalità occulta? Quale esperto di comunicazione, è una delle domande che più frequentemente mi viene posta quando sono ospite a conferenze o presso imprese per le quali lavoro. La risposta, per quanto semplice, è sempre seguita da un silenzio in sala, a cui fa seguito una riflessione accurata. «Solo la cultura è in grado di fare da filtro alla mistificazione e alla propaganda», così rispondo.


Ci troviamo in una società che celebra ed eleva la tecnologia più spinta a progresso dell’umanità, autorizzandola a un’automazione cognitiva capace di atrofizzare gradualmente i neuroni, sempre più pigri e indifferenti. La mia opinione è che il sapere, inteso come coscienza critica, sia l’unica arma per arginare la menzogna, in qualunque campo essa ci venga proposta.


Abbiamo marginalizzato l’umanesimo e, con esso, tutti i suoi principi fondamentali: quelli per cui è l’uomo al centro del mondo e non una macchina che lo emula; quelli per cui la dignità è esaltazione dell’intelletto e della volontà; la riscoperta e lo studio dei valori etici e culturali dell’antichità; la valorizzazione della filosofia per la formazione completa dell’individuo; la razionalità e lo spirito critico applicati, cioè l’uso della ragione e dell’osservazione per indagare e comprendere la realtà e la natura; o, ancora, l’idea dell’uomo che partecipa alla vita politica e sociale delle città.


Come ha potuto accadere di sentirci onniscienti solo perché, in pochi secondi, con un clic disponiamo di tutte le informazioni possibili? Ma, quando le abbiamo davanti, quante righe leggiamo del contenuto che abbiamo cercato in fretta? Crediamo davvero di aver colmato un vuoto culturale? Di esserci fatti una vera opinione sui fatti accaduti?


Tutto è una rapida sequenza di immagini e parole, un titolo e un sottotitolo, e abbiamo la falsa convinzione di sapere, di poter giudicare e, peggio ancora, di trasferire le nostre impressioni come verità ad altri, alimentando invece un’infestante ignoranza.


Dentro il silenzio di un libro cresce il rumore della futura conoscenza: quella che può tornare a essere un valore aggiunto quando tentiamo, goffamente e in modo standard, di scrivere una mail, trovare una frase per un biglietto di auguri, redigere una breve relazione o esprimere un’opinione ragionata attraverso la logica, e non con il copia e incolla dall’intelligenza artificiale.


Non sappiamo più esprimerci correttamente perché non sappiamo scrivere; e non sappiamo scrivere perché non troviamo il tempo di leggere, documentarci. E allora, studiare diventa cosa per pochi che governeranno il sistema?

Ecco: non possiamo arrestare il flusso di fake news, ma possiamo almeno riconoscerle, rendendole innocue.

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