Stagioni diverse.

Se devo essere davvero sincero, Leone XIV mi obbliga a un esercizio che non mi è comodo: uscire dalla nostalgia emotiva per la stagione di Papa Francesco e provare a capire se la storia della Chiesa, ancora una volta, stia cambiando pelle senza fare rumore.

Io ho vissuto Francesco come molti della mia generazione ecclesiale e culturale: non solo come un Papa, ma come una scossa. Francesco non era rassicurante. Francesco era necessario. Era la voce che, a volte anche con durezza, ricordava alla Chiesa e al mondo che il Vangelo non è un sistema di equilibri, ma una forza che sposta i baricentri. Per questo lo si poteva amare o contestare, ma era quasi impossibile ignorarlo.

Con Leone XIV la sensazione è diversa. Non c’è la scossa. C’è qualcosa che assomiglia di più a una ricostruzione lenta. E, lo dico con onestà, all’inizio questa cosa mi ha messo in difficoltà. Perché quando ti abitui a una Chiesa che provoca, che espone nervi scoperti, che accetta di essere divisiva pur di essere evangelicamente libera, il passaggio a una Chiesa che cerca la ricomposizione può sembrare un passo indietro.

Eppure più lo osservo, più mi accorgo che forse il punto non è scegliere tra profezia e stabilità. Forse il punto è capire che esistono stagioni diverse della profezia. Francesco ha parlato a un mondo che aveva bisogno di essere scosso. Leone XIV sembra parlare a un mondo che rischia di frantumarsi definitivamente e ci fa sentire impotenti.

La sua insistenza su parole come pace, dialogo, riconciliazione, ponti non mi sembra retorica. Mi sembra una scelta quasi controcorrente in un tempo che vive di scontro permanente. Non cerca la frase che incendia il dibattito. Cerca la parola che impedisce che il dibattito diventi guerra. È meno spettacolare. Ma forse, oggi, è più radicale di quanto sembri.

Sul piano umano e comunicativo, io continuo a sentire più “mio” Francesco. Ma sul piano storico inizio a chiedermi se Leone XIV non stia provando a custodire quello che Francesco ha aperto, evitando che venga inghiottito dalla polarizzazione globale. Non è un compito eroico. È un compito ingrato. E proprio per questo, forse, profondamente necessario.

Cosa ne pensa il mondo? I dati di gradimento globale oggi lo premiano. Ma so bene che la popolarità iniziale è una fotografia, non un destino. Ogni Papa, prima o poi, incontra il momento in cui deve scegliere e sa che quella scelta gli farà perdere consenso. Sarà lì che capiremo davvero chi è Leone XIV.

Se devo dire cosa penso davvero, oggi, direi questo: Francesco mi ha fatto sentire che la Chiesa poteva cambiare il mondo. Leone XIV mi fa pensare che la Chiesa debba imparare a tenere insieme un mondo che sta rischiando di rompersi. E forse, nel tempo che stiamo vivendo, anche questo è un modo esigente di essere fedeli al Vangelo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto
Share via
Copy link
Powered by Social Snap