Corona di spine.

Torno sul caso del momento. Non ci è voluto molto, agli addetti ai lavori, per comprendere che l’attacco di Corona ad Alfonso Signorini fosse soltanto un bersaglio intermedio, rispetto a un obiettivo finale ben più grande. Altrettanto plausibile è pensare che dietro quell’azione si celasse un secondo sistema, ostile al primo sul terreno della politica o degli affari, e che lo utilizzasse come testimonial.

Fabrizio Corona adopera con maestria, scaltrezza e intelligenza, supportate da una conoscenza ravvicinata del sistema televisivo e dell’intrattenimento e se contaminati da quello politico, è troppo perché non si possa ipotizzare che, oltre alle meritate vendette, abbia un interesse reale destinato a materializzarsi ad orologeria, proprio come certa giustizia.

Sul banco degli imputati c’è un sistema di potere e un branco di uomini e donne privi di integrità; ma spesso chi “si vende” non è il punto. Il tema è chi propone o impone lo scambio: l’abuso o il ricatto. Conosco bene di cosa parlo.

Per questo dire “lo sapevamo già” non rende giustizia: produce omertà e penalizza il merito. E nell’analisi collettiva, asservire il potere sembra una pratica in essere in qualunque ambiente; dunque, l’ipocrisia di alzare social sommosse diventa quasi illecita.

Se togliamo questa giustificazione, resta evidente che l’interesse “da stadio” dimostrato si indirizza solo verso la morbosità di conoscere i segreti privati di chi detiene il potere di turno e la goduriosa brama di vederlo cadere, proprio come il popolo sguaiato attende dalla ghigliottina la testa di Maria Antonietta. Altri esempi di questi tempi mi creerebbero fastidi.

Il comportamento del Signorini o della De Filippi di turno, in psicologia, viene descritto a chiare lettere: il potere attiva tendenze di approccio, mentre la mancanza di potere attiva inibizione. Il risultato è che chi ha potere tende a sentirsi più libero di agire e a percepire meno vincoli.

A questa dinamica si collega un dato scomodo e robusto della psicologia sociale: il potere, in media, può ridurre la presa di prospettiva (il “mettersi nei panni altrui”), rendendo più facile decidere senza sentire davvero il peso umano delle conseguenze.

In parole povere, il potere può facilitare comportamenti auto-interessati quando mancano freni e quando l’individuo impara a sentirsi “eccezione” alle regole. C’è spesso un’associazione tra potere ed egocentrismo, iperconfidenza, minore considerazione degli altri e maggiore propensione alla trasgressione, in certi contesti.

Lo storico britannico Lord Acton scriveva che la mancanza di responsabilità reale alimenta l’idea che “il ruolo santifichi chi lo occupa”. Il potere tende a corrompere, soprattutto quando è concentrato e senza contrappesi.

Detto ciò, credete davvero che la giustizia verrà fatta e qualcosa cambierà? Allora siete dei buoni ottimisti.

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