Uguaglianza.

Nietzsche diceva che l’uguaglianza è una menzogna, che distrugge la grandezza. La chiamava moralità degli schiavi, dei deboli che convincono i forti, che essere forti è sbagliato. Ma le persone non sono uguali, non lo sono nell’intelligenza, non lo sono nella disciplina, non lo sono soprattutto nella volontà.

Ma questa società moderna persiste nel fingere il contrario: trofei di partecipazione, inflazione di “sei speciale”; si tratta di un livellamento verso il basso, di un mondo dove l’eccellenza deve scusarsi e la mediocrità pretende rispetto. Tutto questo però, attenzione non favorisce l’innalzamento dei deboli ma abbassa i forti, è la vendetta della mediocrità contro la grandezza. Quando punisci il merito, per proteggere chi non fa nulla, non stai creando una società giusta ma una società mediocre.

Ad esempio lo abbiamo visto nei princìpi che hanno di fatto portato un movimento dal basso come i 5Stelle ad assumere un ruolo di Governo e portando soggetti impreparati professionalmente al ruolo istituzionale, anche dalle fila di attività lontanissime dalla politica. Ognuno di noi dopo la sbornia della vittoria e dell’illusione del cambiamento radicale, si è reso conto cosa ha significato far sedere ai tavoli che contano, soprattutto internazionali, persone non all’altezza.

La gerarchia non è un’ingiustizia è un fatto della natura non basata sulla ricchezza o sulla nascita ma sulla forza, volontà e responsabilità. Le persone eccezionali non devono chiedere scusa per ciò che sono, chi è più forte, più brillante e più disciplinato non deve sminuirsi per far star comodi gli altri.

Non tutti sono capaci delle stesse cose e ne abbiamo centinaia di esempi davanti a noi ogni giorno, nella vita personale quanto in quella lavorativa e fingere che lo siano non aiuta nessuno. Quando mentiamo sulla realtà, la stessa ci presenta prima o poi il conto. Forse la vera giustizia non è rendere tutti uguali ma è dare a ciascuno ciò che merita. L’equità crea grandezza, l’uguaglianza forzata crea rovina, perché quando la società punisce i migliori per proteggere i peggiori, non nasce la libertà, nasce la decadenza.

Resta il diritto ai beni primari e la saggezza di chi amministra la ricchezza ma l’aver abusato del concetto di uguaglianza, sia come vessillo politico che come messaggio social, basta seguire i consigli di uno chef professionista per sentirsi tale, ha reso privo di valore il merito privilegiando il vittimismo da assistenzialismo eppure, persone orfane, provenienti da posti sperduti e poveri hanno raggiunto successi inaspettati.

Forse, tutta questa decadenza dell’Europa come Istituzione non è poi così fantasiosa.  

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