A gambe levate.

Cosa avevano in comune Garibaldi, Diaz, Cadorna, Messe o Amedeo di Savoia, per citarne solo alcuni?
Potremmo dire la leadership riconosciuta dai soldati, il coraggio personale o la capacità di operare in condizioni spesso sfavorevoli, ma ciò che davvero li univa era l’amore per la propria Patria. Non quello astratto da slogan, ma un mix caratterizzato da senso del dovere: l’idea che il proprio ruolo andasse onorato anche quando le condizioni erano pessime, perché dietro l’uniforme c’erano milioni di persone comuni, non solo un re o un governo.

Appartenenza: sentirsi parte di una comunità, l’Italia unita da poco, o l’Italia umiliata dopo Caporetto, o un esercito mandato in guerra male equipaggiato, e volerla difendere, o almeno non farla sprofondare nel ridicolo.

Responsabilità verso i soldati: per molti di loro, “Patria” passava concretamente attraverso le vite dei propri uomini. Proteggerli, non sprecarli, era una forma altissima di amor di Patria. Tutti questi illustri militari hanno dato l’idea di credere davvero di stare servendo qualcosa di più grande del proprio tornaconto personale.

E veniamo a oggi. Pochi giorni fa il generale francese Mandon, Capo di Stato maggiore dell’Armée de Terre, ha dichiarato: «La Francia deve essere pronta ad accettare la perdita dei propri figli, la sofferenza economica, perché la difesa implica questo». Il comandante dell’esercito ha rimproverato la mancanza della «forza d’animo di essere pronti a sacrificarci per difendere ciò che siamo».

Sono bastate queste poche parole per suscitare una tale rivolta politica e mediatica che la portavoce del governo ha dovuto precisare: «Parlava dei soldati. E i nostri figli non andranno a combattere e morire in Ucraina».

Ecco, chi governa i Paesi europei, e l’Italia, dovrebbe conoscere i risultati di un sondaggio Gallup del 2023, condotto in 40 Paesi del mondo, attraverso la domanda: «Se ci fosse una guerra che coinvolge il tuo Paese, saresti disposto a combattere?». Mentre la media globale evidenziava un 52% di sì, in Europa solo un terzo degli intervistati rispondeva positivamente. In Italia solo il 14%, collocandoci al valore più basso di adesione e di amor di patria.

E per essere ancora più chiari, un rapporto CENSIS 2025 (18–45 anni) conferma che solo il 16% sarebbe disposto a combattere; il 39% si definisce obiettore pacifista, il 19% cercherebbe modi per evitare la leva e il 26% preferirebbe che l’Italia usasse militari stranieri o mercenari.

Se Madama Ursula e la sora Giorgia, per restare in casa, riflettessero su queste analisi, forse sarebbero meno belligeranti nelle intenzioni, perché con la pratica oggi parleremmo russo.

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