Cercasi fedeli.

Pur essendo credente, sono più un conoscitore di storia e di ambienti clericali che un frequentatore di chiese. Per circostanze familiari, nelle ultime settimane ho partecipato a celebrazioni della Messa in luoghi e chiese differenti.

Mantenendo fede alle giuste proporzioni tra abitanti e fedeli presenti, ho dovuto convincermi, ascoltando poi chi invece frequenta assiduamente l’ambiente, che un forte senso di desolazione e smarrimento prevale. Alcune celebrazioni non avevano neppure i classici chierichetti che un tempo affluivano da soli, come il vino nei bicchieri degli alpini.

Se escludiamo la messa di prime time, per usare un termine televisivo, alle altre, quando ve ne sono, soprattutto nelle piccole parrocchie, i fedeli si contano sulla punta delle dita. Molti sacerdoti italiani hanno quell’età pensionabile in cui la capacità di sintesi era mal tollerata dalla liturgia in latino: le omelie dovevano essere lunghe anche per rimarcare il potere temporale della Chiesa e dei suoi Ministri.

Anche i pochi fedeli delle messe di un’altra fascia oraria sono perlopiù coetanei dei preti, e li vedi ogni tanto con la palpebra calante, che ispirano tenerezza. Questi preti però sono anche degli eroi: oggi governano più parrocchie di ieri tutte insieme, corrono tra paesi confinanti, tra mari, laghi e montagne, dispensando estreme unzioni o benedicendo salme, confortando i disperati e portando l’Eucaristia ad anziani e ammalati.

Perché in chiesa non si va, ma nei momenti importanti il prete lo si chiama. Il tempo libero, si fa per dire, lo trascorrono tra oratorio, catechismo, cresime, battesimi, comunioni, funerali, matrimoni e ovviamente corsi prematrimoniali.

Certo, non parliamo dei pasciuti che vivono dentro le Curie: loro hanno più tempo per frequentare chat per incontri, locali o palestre.
Ma quando tu cresci con la figura di Don Camillo come eroe, non puoi che comprendere quello che fanno i pochi rimasti e sentirti ferito per la lenta estinzione del fedele praticante. Quando, a una processione del Santo Patrono, vedi più preti che partecipanti, come ti vuoi sentire?

Poi ci sono gli altri, i preti stranieri, che arrivano da Paesi dove ancora la pratica è accesa e i seminari sono luogo di approdo per chi, oltre alla fede, vuole assicurarsi il posto fisso. Fanno del loro meglio e lo capiamo, ma sarà per quell’italiano malandato e per quell’empatia forzata e incompresa che non riusciamo a far suonare le campane del cuore che riserviamo al nostro “Don”.

Certo, ci sono le immagini dei pellegrini in Piazza San Pietro o i raduni dei giovani che possono confondere le carte, ma la realtà dentro le parrocchie è tristemente questa. Per una volta, non diamo la colpa alle moschee.

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