La pandemia risveglia il Natale solidale. Papa Francesco irrita i soliti noti.

Ogni volta che Papa Francesco parla, una parte di noi si irrigidisce, quasi a provare fastidio, poi scaviamo a fondo per comprendere meglio chi siano i detrattori così, sondaggi e studi in questi sette anni rivelano ricchi, benestanti borghesi, i puristi delle classi sociali, razzisti e i granitici ultra conservatori cattolici.

Qualche volta, anche io ho criticato degli eccessi ma ripensando agli insegnamenti ricevuti a casa, scuola e nelle fredde aule del catechismo festivo, il Gesù di cui narravano aveva proprio le sembianze di quello enunciato con vigore e costanza da Francesco.

Un Gesù disarmante nella sua povertà materiale e ricchezza spirituale, sociale e civile.

Le parole pronunciate ieri durante l’Angelus sono state ancora una volta una sferzata alle coscienze.

”In questo tempo difficile, anziché lamentarci di quello che la pandemia ci impedisce di fare, facciamo qualcosa per chi ha di meno: non l’ennesimo regalo per noi e per i nostri amici, ma per un bisognoso a cui nessuno pensa!

Ecco il punto! Quello che manca è il lavoro, per molti il denaro necessario quasi alla sopravvivenza, gli affetti venuti a mancare, una famiglia, una casa e purtroppo per tanti anche il cibo.

Le nostre vite sono zeppe di ogni bene primario, secondario, di cose futili e anche inutili.

Avete fatto caso che alla domanda spontanea di chi ci vuole regalare qualcosa, non sappiamo cosa rispondere?

Nella società del consumismo, anche in quello China da quattro soldi , l’avere è una forma di automatismo comportamentale anche se poi ciò che acquistiamo finisce per non avere valore, essere dimenticato o riposto in armadi o scatoloni.

Oggi, quando affrontiamo un trasloco chiamiamo una società specializzata, minimo serve un camion, ieri bastavano cinque o sei viaggi con la macchina o un carro e un cavallo.

Come siamo diversi dai nostri nonni, loro, durante e dopo una guerra mondiale avevano il senso del bisogno collettivo e sociale. Arrivavano a rischiare la vita per portare cibo o vestiti a chi non ne aveva o restava nascosto.

Portavano con sé ogni giorno, Il senso della misura, la capacità di discernere il necessario dal superfluo, che li portava a creare famiglie numerose anche quando non si poteva.

Noi invece, ci irritiamo se qualcuno ci ricorda di tendere la mano e non ritrarla. Rileggo allora con gioia le parole di Don Lorenzo Milani

“Chi sa volare, non deve buttare via le ali per solidarietà con i pedoni. Deve piuttosto insegnare a tutti il volo.

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