La “tafazziana” trovata dell’Europa sui porti.

Senza nulla togliere alla Lega, il valore e l’apporto dato dagli inizi della sua fondazione ad oggi nella pluralità del dibattito politico istituzionale, francamente non ho mai provato particolare simpatia per l’attuale “condottiero” di vertice, “il capitano” come lo chiamano nel partito.

Obiettivamente però comprendo come strategicamente stia giocando la sua partita più importante in vista delle europee smarcandosi, gioco nel quale eccelle, da molte posizioni governative per comportarsi come un partito d’opposizione.

Mi spingo oltre e approvo la netta contrarietà verso l’Unione Europea, sempre più cieca e distruttiva, in merito alla possibile tassa sui porti. Sono quasi giunto a paragonare il carrozzone europeo al mitico “Tafazzi” interpretato da Poretti del Trio Aldo, Giovanni, Giacomo, simbolo nazionale del masochismo.

Una tassazione assurda in grado se applicata, di penalizzare fortemente il principio di competitività dell’Unione stessa e favorendo i porti del nord africa. Quale imbecille armatore farebbe scalo in un porto italiano (quasi tutti sostano a Gioia Tauro o in Portogallo o Grecia) per dover pagare il 100% della tassa prevista, quando attraccando in un porto nordafricano la evitano?

Sono andato a vedere cosa dice la finalità costituente della Commissione Europea nel suo ufficio dedicato alla competitività. “La Commissione sostiene gli Stati membri dell’UE nella costruzione di economie sostenibili e competitive. Consigliamo alle autorità pubbliche azioni volte ad accelerare la duplice transizione climatica e digitale e a sostenere la crescita economica e la ripresa. Ciò comprende riforme e investimenti che rafforzano la coesione e la competitività dell’economia.

Come leggete, qualcosa non torna, o quantomeno, nel tentativo assurdo di sostenere a tutti i costi una transazione climatica si arriva a invalidare il principio della competitività.

Il contesto è chiaro a tutti tranne a chi presiede le istituzioni europee, proseguiamo a burocratizzare ogni dove e tassare l’inverosimile per la questione climatica, mettendo nelle condizioni le nostre imprese di sostenere costi incisivi a bilancio della propria economia e penalizzandole di fronte a concorrenti di altri Paesi che, o sono privi di regole o non le osservano, facendo un fantastico business.

Una volta tanto: “bravo capitano”. 

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