Femminicidi: Forze dell’Ordine e autorità giudiziaria, insensata attribuzione di concorso di colpa.

Ad ogni notizia dell’ennesimo femminicidio è crescente il malumore per Forze dell’Ordine e Sistema Giudiziario che ne dovrebbe tutelare il fenomeno.

Quello che però noi apprendiamo dal sistema mediatico è solo la punta dell’iceberg di qualcosa di molto più complesso.

In Italia le donne ebbero diritto al voto nel 1946, e solo nel 1981 la legge 442 aboliva il delitto d’onore inserito tra i reati penali. Le donne con la patente o con i pantaloni negli anni ’70 creavano ilarità, quelle sedute al bar a prendere un caffè additate come poco di buone, quelle divorziate o madri single socialmente emarginate.

In casa i lavori domestici spettavano a loro, come accudire i figli, vedere un uomo col passeggino fantascienza. Al centro sud poi, sottomissione e gelosia rendevano il loro status ancora peggiore.

Ma poi, nonostante il maschilismo non si sia estinto, i tempi son cambiati e le donne evolute, coltivando le stesse fragilità o sensi di onnipotenza maschili.

Voglio dire questo per non esser frainteso, sono per la parità e contro la violenza, peggio ancora per la giustificazione di un omicidio.

Le stazioni di polizia e carabinieri raccolgono ogni giorno denunce mentre per un avvocato scegliere la specializzazione divorzista è un alto reddito assicurato.

Mi son documentato e fatto raccontare molti casi, storie di ordinaria follia che anche il cinema ha celebrato.

Dietro ogni rottura, vi sono situazioni di passione esaurita, incapacità di gestire e far crescere una relazione, difficoltà economiche, distanze, gelosie ma anche violenze e soprattutto molte, tante vendette, da ambo le parti.

È proprio quel molto a mettere in seria difficoltà chi deve prendere decisioni, forze dell’ordine ma anche autorità giudiziaria.

Non discutiamo di soggetti recidivi, delinquenti abituali ma quelli che i vicini, intervistati dopo il delitto, definiscono persone per bene, di cui non avrebbero mai pensato.

Dietro questi molti assassini per dolo, ve ne sono anche di indotti da sfinimento, devastazione psicologica e umana e questo spiega l’impensabile. Sappiamo di padri distrutti economicamente, privati dei figli per divorzi disumani.

Vi sono tra le molte denunce quelle di persone che, una volta effettuati i controlli, millantano per mille e svariati motivi.

Una storia tra le tante. Un uomo torna a casa da una trasferta e trova la moglie a letto con un altro. Non fa nulla le dice di andarsene, la casa è di sua proprietà. La moglie durante la notte si infligge contusioni, va e sporge denuncia per violenza domestica.

La mattina seguente il marito torna per rientrare in casa ma viene fermato dai carabinieri. Non può più avvicinarsi alla sua casa e i suoi figli in attesa di accertamenti.

Passano 7 anni e il marito è ancora fuori e i figli non gli parlano, intanto i costi legali sono alle stelle e le udienze interminabili.

Piccolo esempio per dire che accanirsi ora contro chi deve tutelare è ingiusto anche perché, se si vuole circostanziare responsabilità allora sarebbe corretto coinvolgere l’intero sistema preposto dalla legge, dai servizi sociali ai centri di accoglienza ecc.. e, senza giustificare assassini, ricordiamo che pietà e compassione non dimorano soltanto da una parte, giudicare è uno sport pericoloso e l’omicidio Gucci resta a memoria. 

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