In tempi di solidarietà nazionale, ancora i furbi giochi all’italiana. Cassa integrazione a pioggia, ma davvero serve a tutti?

Chi ha qualche anno come me ed ha vissuto il boom economico, la spensieratezza della Milano da bere, dei lunghi weekend e la dolce vita a cavallo del nuovo secolo, concorderà sull’impossibilità di non decretare questo anno, inaspettato nei suoi elementi di crisi.

Partendo dalla pandemia, a ricaduta, la drammatica situazione economico produttiva del Paese. Giovani confusi e smarriti, anziani dimenticati, terrorizzati, ingombranti e sempre più soli e poco assistiti.

I dati presentano un aumento della povertà assoluta ma anche quella relativa, soprattutto nei nuclei famigliari. A fronte di tutto questo, credo sia appropriato, etico e soprattutto razionale, definire quello che stiamo vivendo il tempo della solidarietà nazionale.

L’esempio coi fatti, dovrebbe arrivare dall’alto, qualcuno proclama delle citazioni, collaborazione, unità nazionale e compagnia briscola ma sono parole.

Il vocabolario definisce “solidarietà” come “atteggiamento spontaneo, o concordato, rispondente a una sostanziale convergenza o identità di interessi, idee, sentimenti.

Ecco, atteggiamento spontaneo, e adesso vi dico dove voglio arrivare. Cito un tema delicatissimo, la cassa integrazione.

Mentre, mi dolgo per le migliaia di lavoratori e lavoratrici che ancora attendono il denaro spettante e, mi vergogno per un sistema di Governo cieco, falsamente misericordioso e caritatevole su questo tema, divento invece rabbioso sul fronte imprenditoriale.

Sì, corrisponde al vero vi siano centinaia di migliaia di attività ferme, molte non riprenderanno neppure più, ma è altrettanto vero, lo dico perché vivo dentro queste realtà, vi sono industrie, PMI, o grandi e medi esercizi commerciali, aziende di logistica, informatica, farmaceutiche, sanitarie solo per citarne alcune, che invece hanno lavoro in abbondanza.

E cosa fanno questi imprenditori? Continuano a lasciare parte del personale in cassa integrazione. Prima li hanno fatti usufruire di tutto il possibile in termini di ferie, festività non godute, permessi ecc. . Tanto che adesso, in caso di necessità, dovranno chiedere permessi, ovviamente non retribuiti.

Ora, con il decreto ristori nuova proroga fino al 31 gennaio, questi signori gongolano alla faccia di chi invece il lavoro non ce l’ha davvero o non beffa con le strane congiunzioni di codici Ateco mai possedute per poter lavorare.

E’ questa la solidarietà nazionale che un popolo dovrebbe, unito, esercitare in un drammatico momento come questo?

Parte dei soldi, sottratti furbescamente all’italiana, potrebbero servire per altre emergenze, e ce ne sono tante. Il peggio però, che questi individui, consigli di amministrazione compresi, a volte si rattristano o arrabbiano davanti alle telecamere o tra di loro, spacciandosi per vittime.

Dico solo vergogna! Molti sanno, pochi denunciano. Diceva bene il religioso e politico francese Henry Lacordaire “L’egoismo consiste nel fare la propria felicità dall’infelicità di tutti gli altri.

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