Biden il silenzioso sbiadisce la campagna elettorale di Trump.

A volte, il silenzio resta un arma efficace non solo durante dispute personali o professionali ma soprattutto, durante campagne elettorali importanti.

Quello di “sleepy Joe”, come viene sarcasticamente definito da Trump, il contendente democratico Biden ne è un esempio.

Il lockdown, anziché diminuire le potenzialità di miglioramento nei sondaggi, lo ha fortificato.

Costretto a comunicare a platee ristrette attraverso un monitor di computer, Biden ha centellinato  le apparizioni, evitando interventi d’attacco a gamba tesa a Trump nelle sue fragilità esecutive e nella complessa situazione delle rivolte anti-razziali sul caso Floyd.

Nagourney del NYT, spiega agli americani in una sua recente analisi, quanto i colpi più duri di Trump nelle Presidenziali 2016, siano andati a segno sugli errori di Hillary Clinton, ad esempio, quando definì i possibili elettori di Trump deplorevoli.

Donald ha vinto, non solo il rush finale ma anche le primarie, utilizzando questa tecnica. Ecco perché, ora è a vuoto di strategie, non ha avversari che gli prestino il fianco.

Fino a 48h fa, i sondaggi evidenziavano ancora un’importante sofferenza del Capo della Casa Bianca, in svantaggio dell’8% circa in rete nazionale ma, quello che colpisce è che il distacco, è chiaro anche negli Stati chiave, dove Donald, aveva uno zoccolo duro d’elettorato bianco.

Durante le riunioni con i comitati elettorali per le Comunità italo americane, abbiamo cercato di raccogliere le sensazioni delle persone ed il dato più importante emerso, è che il vento stia cambiando direzione non solo per eventi malgestiti da Trump come Presidente, ma per due elementi certi.

Il primo, riguarda il suo stesso partito, anche nei comitati elettorali minori, pare che i Repubblicani abbiano smesso di sostenerlo con entusiasmo, lasciando intendere che da Washington qualche ordine sottobanco sia partito.

Il secondo riguarda invece il malcontento generale relativo al suo bizzarro comportamento social presenzialista.

I suoi toni hanno ormai stancato, per quattro anni ha insultato, deriso, umiliato e attaccato non solo Paesi, ma Capi di Stato, di governo e altri in ogni settore professionale americano e mondiale.

Il suo claim “Make America Great Again” non esalta se non le sacche xenofobe delle ultradestre.

E’ tempo di abbassare i toni, di conversare sulle paure spiegandole e, proponendo delle soluzioni politiche anziché renderle armi elettorali populiste.

Destabilizzate da una pandemia inaspettata, le persone nel mondo hanno bisogno di Presidenti che siano punti di riferimento istituzionale e comportamentale.

Aggregare anziché dividere mira a stabilizzare verso obiettivi comuni.

Ecco perché il silenzio sta diventando un pericolo per Trump che, a distanza di tre anni richiama anche il super conservatore Michael Flynn, ex capo della Sicurezza Nazionale del Paese, per rivitalizzare le destre e becero populismo.

Un silenzio, quello di Biden, in grado di trasformare Trump nell’avversario quale Capo di Stato in carica, mentre invece, dovrebbe essere il contrario. 

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