La Cina torna alle radici identitarie, vietando le fake architetture. Se lo facessero anche altri Paesi?

Non è solo una questione di plagio, in realtà, l’azione di copycat per il popolo cinese, lascia trapelare ambizione aperta di potere e controllo.

La notizia ufficiale che il Governo abbia bandito le architetture fake e vietato altezze superiori a 500 mt per l’edificazione di grattacieli, per noi viaggiatori è una vera soddisfazione.

La poetessa canadese Anne Carson, identifica il perché di questa gioia attraverso una citazione:”L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso.”

Chi viaggia per conoscere, scopre strada facendo il fascino delle diversità, non solo culturali o artistiche ma anche architettoniche, proprie di ogni capitale, città o piccolo sobborgo dell’universo.

La bellezza dei viaggi anni fa, consisteva nel tornare in Patria con un bagaglio fotografico destinato al confronto. Ogni luogo, esprimeva se stesso e i valori attraverso l’insieme di elementi, quelli difficilmente cancellabili erano le immagini di monumenti e centro città.

Dall’Italia, noi ragazzi figli del boom economico, guardavamo all’America attraverso i suoi grattacieli maestosi, le nostre camere erano tappezzate di poster a simbolo di quelle identità.

Il trascorrere degli anni, soprattutto in Occidente, ha reso poco alla volta identici i centri delle metropoli rendendoli poco interessanti, levigando quell’entusiasmo di conoscenza, DNA del viaggiatore.

L’apprezzamento giunge ancora dal turista che, per la prima volta, viaggiando meno e con poca attitudine al visitare per conoscere, si illude di aver visto qualcosa di straordinario e nuovo.

È però negli ultimi anni vent’anni che l’emulazione occidentale, colpisce in maniera massiccia il continente asiatico. La Cina in particolare, clona non solo idee e beni materiali ad artigiani e industrie ma anche monumenti e strutture architettoniche residenziali.

Vi sono culture più ricche di storia, arte e tradizioni ed altre minori e quella cinese da sempre, affascina il contemporaneo per il valore di contenuto.

Sapere che da oggi, una delle più grandi potenze mondiali ha deciso di preservare l’identità architettonica, bandendo il copia e incolla, è un grande passo avanti.

Smetteremo di alzarci la mattina e dalle finestre degli hotel vedere skyline metropolitane identiche; camminare frettolosamente tra strade e underground senza accorgerci di essere a New York anziché a Pechino.

Per una volta, sarebbe bello fossero gli altri Paesi a copiare i cinesi, sollecitando gli architetti a nuove sfide, questa volta però, identitarie delle radici d’appartenenza.   

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