Papa Francesco, la consolazione è desiderio di tanti. Sofferenza e sacrifici non vestono solo i migranti.

Ammiro questo Pontefice. Appartengo a quella schiera di persone desiderose di avere un Pastore d’anime, qualcuno che dall’alto ricordi che la misericordia è opera di Dio. Da troppo tempo il linguaggio della Chiesa scriveva e parlava forbito, più mirato a conservare che innovare.

Nel prestare attenzione alle azioni pubbliche, quelle che trovano risonanza nelle celebrazioni e reportage giornalistici, ho però scorto qualcosa in grado di procurarmi un leggero fastidio, proprio nelle esternazioni del Pastore Francesco. Così, ho cercato di fare una piccola ricerca, per giungere a delle considerazioni, personali, ma pur sempre conclusioni.

Se esistesse un AGCOM, autorità garante per le comunicazioni Vaticane, sarebbe scattato un richiamo per il predominante abuso dei destinatari della consolazione, compassione e solidarietà Divina. Questi soggetti, miscelati con gli affamati e i profughi di guerra, sono i migranti. Lecito? Certo, doveroso.

Eppure, il Papa è il Padre di tutti, quel Padre da cui ci si aspetta una parola di comprensione, sollievo e speranza. Invece, nel rivedere moltissime delle sue uscite, pare esista una sorta di fascia privilegiata per queste benedizioni.

Penso, e avrei il cuore colmo di gioia, se il mio Papa, qualche volta concedesse una carezza, un sorriso, un abbraccio d’amore anche a quei fedeli prostrati e nell’ombra ma sui quali il manto del sacrificio, del dolore, della frustrazione è una certezza, non solo in Italia ma anche nel mondo.

Non veste sofferenza e sacrificio una madre vedova con figli da crescere? Un giovane padre disoccupato con famiglia a carico? I famigliari umiliati e sfiniti di assassini in carcere? Madri e padri di giovani vite relegate per anni dentro letti d’ospedale senza speranza di vita?

O ancora, famiglie di immigrati stabilite in Italia da anni ma ancora prive di certezze per condizioni di vita migliore? Persone provate dall’aver perso qualcuno che si è tolto improvvisamente la vita lasciandole smarrite? Un elenco indeterminabile.

Tra le tante, concentrare una volta un’ omelia che ponga come soggetti, altri e non solo i migranti, sarebbe un principio di amore universale. Affermarlo solo in situazioni private e di minor enfasi mediatica, meno.

La misericordia, cerca nelle pieghe del dolore ma quello più intenso non strilla, si lascia cercare.     

2 commenti su “Papa Francesco, la consolazione è desiderio di tanti. Sofferenza e sacrifici non vestono solo i migranti.”

  1. Caro amico, provi a seguire le preghiere e i discorsi del papa ogni giorno, e non solo quando vengono riportati dai media. Scoprirà che oggetto della sua invocazione e della sua preoccupazione sono soprattutto i poveri (non solo migranti, ma anziani, malati, persone senza dimora, disabili, e coloro che soffrono per la guerra, in ogni parte del mondo). Ci sono tanti tipi di povertà e di sofferenza, ma i poveri e i sofferenti sono i principali destinatari dell’amore di Dio; tra coloro, vedrà che vi sono compresi molti, sicuramente anche quelli che ha in mente lei.

    1. Bruno Carenini

      Buonasera Cecilia, innanzitutto grazie per aver dedicato del tempo alla lettura del mio post e per aver espresso un’opinione a riguardo. Apprezzo la sua visione e, sono consapevole il Santo Padre non abbia distinzione di amore universale, quello che rilevo, forse anche per una strumentalizzazione dei media, è una accentuata focalizzazione su una fascia di sofferenza. Come scrivo e, lei lo conferma, bisogna seguire ad un livello più personale le azioni per scorgere il suo amore univoco ma, la maggior parte dei fedeli ne recepisce frammenti scelti dalle tv, radio e giornali e purtroppo quello è ciò che arriva. A prescindere da ciò abbiamo un Papa fantastico ! Buona serata.
      Bruno

Rispondi

Torna su
Share via
Copy link
Powered by Social Snap
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: