L’anno che verrà.

Lucio Dalla cantava:”l’anno vecchio è finito, ormai. Ma qualcosa qui ancora non va. Si esce poco la sera, compreso quando è festa e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra. Si sta senza parlare per intere settimane.”

I giorni di festa comandati, non sono nelle mie corde, non lo erano neppure quand’ero bambino per l’attesa di Babbo Natale.

Parole di una canzone che lambiscono di malinconia quella poca finta gioia dipinta sui volti di persone, tese, confuse, intimorite per una situazione sanitaria troppo lunga a mutare.

Gli stessi che prima erano punti di riferimento oggi, con le loro dichiarazioni incoerenti son diventati leggeri, quasi inascoltabili quanto gli opinionisti televisivi.

Abbiamo un’economia in crescita, una produzione che “tira” come dicono in gergo, ma anche una palude fatta di una politica ripiegata su se stessa, attenta all’uno per cento in più di consenso e meno alle reali necessità di riforma e stabilità del Paese.

La posta in gioco per il Quirinale è altissima e mentre al posto di Salvini potremmo trovare Fedriga o Giorgietti a Capo del Governo con Draghi al Colle, è bello sognare Berlusconi bisnonno con la bandana che riceve il saluto dai corazzieri che, per sette anni non potranno superare il metro e sessanta.

Anche nel mondo non è festa, Biden arriva a far marketing patriottico pur di far vaccinare le persone e ridare speranza ad un Paese diviso, senza più egemonia universale.

In Ucraina si addormentano sperando di non tornare russi, svegliati nella notte dal suono dei carri armati e mentre ad Hong Kong si è assopito il sogno di una libertà, seppur vigilata, a Taiwan scongiurano il peggio affidando le loro speranze ai vecchi Yaankee, ex guardiani del mondo.

Materie prime come gas e metalli preziosi sono il nuovo potere come pure le acque di oceani e mari.

C’è chi resta al confine del mondo, cancellando progresso e le donne come soggetti capaci di intendere e volere, dei talebani che fatichiamo a comprendere ma troppo pusillanimi per darsi una vita migliore.

Anche nella casa del Dio cristiano le cose non vanno meglio, Due Papi e uno sparuto numero di sostenitori dell’Emerito che continuano a parlare di incostituzionalità, disconoscendo il fustigatore dei ricchi e del potere. Cardinali che non se le mandano a dire, col vizio saltuario di dedicarsi ad attività poco cristiane, immobiliari o organizzatori di eventi privati a sfondo sessuale.

Ma, l’anno che verrà non potrà disconoscere il cambiamento più evidente. L’insicurezza sul futuro, per la generazione di giovani, retribuzioni bassissime, impossibilità di progetti vita, come vivere da soli o avere una famiglia. Il New York Times chiama “YOLO Economy”  acronimo che sta per You Only Live Once, si vive solo una volta.

Molti ragazzi ovunque, stanno abbandonando lavori stabili per avviare una nuova avventura post pandemica, trasformare una passione in un lavoro a tempo pieno.

Si dimettono, sono propensi al rischio e le aziende nel mondo concedono ferie, bonus rendendo migliore il lavoro. In Italia preferiamo lasciarli andare.

Auspico davvero un anno migliore, grazie dell’attenzione che avete rivolto al mio lavoro, che lavoro non è…solo passione e voglia di esserci.

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