La Next Generation abbatte diffidenza e ideologie per un ambiente migliore. Insieme si può.

In una società di nuove generazioni sempre più distanti dalla politica con tutte le critiche che le si possano fare, Greta Thunberg ha avuto il merito di rappresentare un positivo esempio da ascoltare per riflettere ed agire.

Resto del parere che la tanta, troppa indifferenza dei giovani verso la politica, vista quasi come sabbie mobili da cui tenere debita distanza, derivi dalla scarsità di esempi positivi, di reali e concreti punti di riferimento nei valori e responsabilità civili e sociali.

Perché i grandi leader attraggono folle new generation da sempre, perché oltre le parole le azioni, i fatti, certificavano le iperbole verbali fino a rendere reali i sogni. Lo abbiamo visto in Gandhi, Mandela, Kennedy per citarne alcuni.

Ogg, la politica, pur essendo il carburante dell’organizzazione e gestione democratica, è paradossalmente indigesta perché molti di coloro che se ne appropriano la interpretano come società per affari e a volte dei peggiori.

Ho conversato con centinaia di giovani di ogni razza e provenienza in questi anni di viaggi per il mondo ed ho avvertito molto smarrimento per l’assenza di leadership edificanti.

Restano loro le magre soddisfazioni dei miti dello sport, musica o cinema perché al livello superiore, inteso come comunità sociale e politica è il vuoto assoluto e questo non solo in Italia.

Ecco perché il tema del clima, della sostenibilità e responsabilità ambientale ha contaminato come un virus milioni di giovani in tutto il mondo.

Nel movimento Fridays for Future, vi sono anime ideologiche differenti, culture antagoniste ma accomunate da una sola finalità: rendersi responsabili perché vi sia un futuro ambientale migliore.

La pochezza di alcuni, anche tra i giovani, non ha esitato in questi anni a sporcare questa iniziativa mondiale in qualcosa di torbido, pilotato e di secondi fini, come giorni fa all’annuncio di gravi costi per le bollette energetiche qualche idiota ha subito premesso di dover ringraziare Greta Thunberg.

I cambiamenti hanno dei costi, costi privati ma anche sociali. È proprio l’assenza di responsabilità sociale degli ultimi cento anni che ha portato ad una Terra fragile, devastata e per molti versi sfruttata, proprio come molte delle genti che ve la abitano.

L’importante era edificare, sradicare, abbattere, chissenefrega se per anni avrebbero riversato nei fiumi, laghi, mari, oceani, tonnellate di plastiche, oli, residui chimici o sparsi nell’azzurro dei cieli agenti inquinanti, fare denaro e farlo presto e con meno oneri possibili, questo era l’imperativo.

Sono gli ottantenni e i settantenni di oggi i maggiori colpevoli di questa tracimazione, ma non solo gli industriali ma anche i politici e come dice Greta :

” Parliamo sempre  di green washing, green economy, decarbonizzazione, net zero, carbon neutral, ma quelle che sentiamo dai nostri leader sono solo parole che non hanno portato a nulla. Speranze e sogni annegano in queste promesse. Sono trent’anni che aspettiamo. Più del 50% delle emissioni di CO2 è stata prodotta dal 1990, più di un terzo dal 2005. Tutti sanno cosa vogliono fare i governi, ma nessuno sa cosa hanno fatto davvero “.

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