Nessuno ha visto l’uomo, ma solo l’eterno nemico da mettere alla gogna.

Mi scuso dapprima per qualche giorno di silenzio dovuto ad impegni giornalistici in crescendo ma resto con voi in questo spazio redazionale che mi da molte soddisfazioni grazie all’attenzione che prestate al mio lavoro.

Provoco anche oggi, pronto a subire critiche d’assalto perché parlo di giustizia da farsa e il protagonista è Emilio Fede.

Un personaggio controverso, al limite della commedia dell’arte, deriso nel contesto della sua eccessiva fidelizzazione ideologica alla figura di Silvio Berlusconi durante gli anni d’oro da Primo Ministro.

I suoi eccessi di rabbia con umiliazioni annesse verso i dipendenti della redazione del TG4, alimentarono negli anni ulteriore antipatia.

Le costanti vicende giudiziarie nella vita, quasi sempre legate a rimborsi spese gonfiati, gioco d’azzardo o diffamazione per finti video montaggi a luci rosse contro i vertici di Mediaset, l’hanno portato negli anni a dissesti finanziari.

Esiste comunque un Fede alla prima maniera, un giornalista capace, per 8 anni reporter da oltre 40 Paesi del mondo e soprattutto dall’Africa, raccontando le decolonizzazioni e le guerre civili. Poi, direbbe qualcuno, si è venduto ma non è affar mio giudicare.

Quello che invece porto all’attenzione è la meschinità, non nuova a dire il vero, della giustizia italiana.

Solo da poche ore Emilio Fede ha compiuto 90 anni e da pochi giorni ha perso la compagna di una vita. Sconta a Milano una pena ai domiciliari di 4 anni e 7 mesi.

Per un errore di comunicazione e comprensione tra forze dell’ordine, questo signore è stato svegliato alle quattro di mattina nella propria stanza d’albergo, i poliziotti volevano controllare fosse lì e i documenti fossero in regola.

Per inciso Fede dopo un incidente non cammina, è su una sedia a rotelle e accompagnato da una badante (lascio a voi carnefici i vari commenti ironici).

Di fronte a tutto questo, un lutto gravissimo e una situazione di detenzione complicata da una forma fisica complessa, per me Fede è un uomo qualunque, non il giornalista al servizio del nemico.

Allora mi pongo una semplice domanda, era davvero necessario verificare fosse in camera a dormire alle 4 di mattina facendo irruenza? Stiamo forse parlando di un criminale?

Quanto conta la dignità di un essere umano nel momento in cui un dolore acuto come un lutto lo avvolge estraniandolo dalla realtà? Serviva questa ennesima umiliazione mediatica?

Perché sapere che pietà e misericordia vengono accordate ad assassini, pedofili e stupratori in libertà dopo soli pochi anni o mesi di detenzione è raccapricciante. Quasi quanto vedere i quotidiani riportare il fatto senza l’ombra di un commento.

Anche in questo caso chi avrà commissionato il controllo sarà uno dei tanti che ancora gode nel vedere Fede alla gogna.

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