Matrimoni combinati e altri abusi, l’Occidente non si senta immune.

Inizio col dire che non sto assolvendo i genitori criminali della giovane Saman Abbas, e neppure quelli di Sana Chena o Hina Salem uccise nel 2021, 2018 e 2006 per aver rifiutato un matrimonio combinato.

Neppure posso sentenziare sulle motivazioni di quei Paesi che spingono a praticare queste barbare usanze che se contrastate arrivano perfino a costare la vita.

Teniamo presente che la comunità pakistana in Italia non è quella che è andata a vivere in Inghilterra o negli Stati Uniti. Si tratta di migranti economici con bassa scolarizzazione provenienti dalle aree rurali.

La loro idea di miglioramento sociale non è quella di inserirsi in un mondo più giusto dove tirare su i figli in libertà, farli studiare e realizzare le loro aspirazioni.

Le loro ambizioni sono solo economiche: un lavoro come quello degli italiani, una grande casa in Pakistan e un’auto di grossa cilindrata per far vedere ai vicini, magari di casta superiore, che sono all’altezza.

Allora andiamo al sodo, partiamo dai motivi: le ragioni alla base dei matrimoni combinati possono essere tante: sostenere la famiglia che è ancora in Pakistan, permettere a un cugino di venire a lavorare in Italia, favorire delle transazioni economiche o altro.

Premesso questo, punto il dito contro l’ipocrisia del continuo paragone tra la non civilizzazione delle leggi ed usanze islamiche contro i valori e la nobiltà occidentale.

Se l’obiettività è sinonimo di democrazia allora dico che questi valori noi occidentali li abbiamo scoperti di recente perché già durante l’Impero Romano si cominciò a demolire i luoghi del culto pagano e a sopprimere i sacerdoti pagani.

Nel 782, Carlo Magno fece tagliare la testa a 4.500 Sassoni che non volevano farsi convertire al cristianesimo. Crociate, eretici, streghe, guerre di religione e di riforma e abusi su popolazioni indigene.

E sui matrimoni? Non mi spingo al medioevo ma nel 1700 i genitori occidentali aristocratici e non, combinavano l’unione quando le figlie erano ancora fanciulle, il fine era sempre quello di un miglioramento economico e questo, ancora peggio direi, visto che possedevano  un’istruzione colta, elevata.

Nel 1550 Shakespeare scrisse non a caso Giulietta e Romeo.

E che dire di tutte quelle ragazze portate fuori confine, emarginate o mandate in convento regalando l’anima a Dio?

Forse che qualcuno di noi non ha avuto amici in giovane età i cui fidanzamenti furono pesantemente ostacolati dai genitori, fino ad arrivare a non farli sposare?

Moralmente non colgo una grande differenza tra far morire qualcuno fisicamente o ucciderlo reprimendo a vita le sue aspirazioni… ma è opinione personale.

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