Credere che l’automotive in Italia, sia ancora il futuro, vuol dire aver compreso poco.

Comprensibile se ne parli, per carità il settore produce il 10% del PIL nazionale, ma il restante 90% si arrangia?

Perché, questa storia che attorno al tanto privilegiato settore si continui a far fluire denaro, perché comporta un’occupazione consistente, mi pare quanto mai obsoleto nella finalità costituita.

Ho già espresso la mia avversione per gli industriali nazionali che hanno ricevuto più che dato al Paese; parte delle bocche operaie sfamate erano per mano di contributi statali, quindi vado oltre.

Ero giovane quando chi governava non aveva ancora deciso cosa far fare da grande all’Italia, sono maturo ora, per vedere che le nuove generazioni al potere non hanno sagacia per stabilire priorità di sviluppo.

Scuola, formazione, cultura sono già tre elementi da cui partire per guardare lontano. Turismo, arte, food, agricoltura sostenibile e qualitativa, tecnologia, sono davanti agli occhi di ognuno; settori che da anni aspettano investimenti cospicui, concreti, gli unici in grado di reindirizzare l’occupazione e creare economia.

E ne ho solo citato la punta dell’iceberg di quel 90% sottovalutato.

Abbiamo svenduto le grandi industrie all’estero, e quelle rimaste sono all’ossigeno, perché da anni, politiche industriali cieche e clientelari, hanno omesso di investire seriamente in quello che è il reale tessuto produttivo del Paese, quello più promettente.

Se sviluppo appieno un settore, creando eccellenza, molte persone sceglieranno di fare quel mestiere senza finire nel vortice dell’automotive.

I concessionari non fanno altro che evidenziare sofferenza, per le famiglie comprare e mantenere soprattutto, un automobile, è diventato un investimento a lungo termine, ma ogni volta che si parla di futuro, di aiuti, la palla finisce sempre in rete dell’automotive.

Sostengo, ma è mia personale opinione, vi siano davvero molti altri settori nei quali investire per migliorare competitività, producendo ed esportando eccellenze, purtroppo rompere le caste in questo Paese è come chiedere ad Adamo di rifiutare la mela.

Niente cambia se non si vuole. Eppoi… fossero almeno belle le auto prodotte, eccezioni a parte!

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