Noi, come gli animali, privati della libertà. Forse, porremo fine per legge al loro uso nei circhi.

Prima di rimettermi per ore dinnanzi al computer, la mattina mi sono concesso qualche sana passeggiata, camminando, ho incrociato più volte l’accampamento di un circo. Uno dei tanti rimasti bloccati durante l’emergenza.

Pochi giorni fa ad un telegiornale, personale dei circhi italiani, ringraziava per la solidarietà delle persone nel portare cibo agli animali e la vicinanza al loro mondo.

L’evidenza però, avrebbe dovuto ricadere ancora una volta, sul perché gli animali facciano ancora parte dello spettacolo. Già privati della loro libertà, molti di loro vengono lasciati tutto il giorno dentro le gabbie o nei micro recinti improvvisati ad hoc per la situazione.

Mi fermo sempre qualche minuto a fissarli, cercando di incrociare il loro sguardo, percependone una quasi malinconia.

Il punto è che, nonostante nel mondo siano molti i Paesi in cui gli animali non possano essere utilizzati per spettacoli, anche itineranti, in Italia, dopo anni di battaglie, siamo ancora ad una risoluzione approvata dalla Commissione cultura del Senato, affinché il Governo possa valutare un circo senza animali.

Cioè, stanno ancora discutendo se valga la pena legiferare in tal senso.

Mai come in queste settimane è stato scioccante e frustrante per gli esseri umani provare la condizione di isolamento, privazione quasi totale di libertà, e non c’è stato giorno dove il desiderio fosse che tutto questo finisse presto.

Quale é il sentimento e il fine di lasciare una vita degli animali in gabbia? E’ questa l’evoluzione della ragione? Strappare un sorriso di stupore a dei bambini o agli idioti adulti che li accompagnano?

Esistono documentari straordinari e parchi efficienti ovunque, dove la conoscenza degli animali va ben oltre il sacrificio della pura esibizione per business. 

Almeno la quarantena da Covid speriamo abbia sollecitato le coscienze, perché quelle ancora distinguono dall’animale.

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