Leggere ancora che un padre ha preferito uccidere un figlio piuttosto che saperlo omosessuale provoca dolore: un senso di fallimento per il modo in cui una parte della società attribuisce disvalore a un essere umano solo per il suo orientamento sessuale. Pregiudizio d’ignoranza, a volte ideologico: l’appartenenza a un branco che non ammette diversità nella specie.
La condizione, però, non è solo culturale. Fallimentare, forse, è anche il modo di comunicare o di porsi di una parte della comunità verso queste sacche di ignoranza. Una comunicazione aggressiva e ideologica a prescindere, dove il confronto punta solo a ottenere ciò che desidera. Lo stesso metodo viene usato anche all’interno, quando vi sono posizioni dissenzienti rispetto ai vertici.
In una società democratica i diritti hanno dei limiti? E i doveri?
Quarant’anni fa, quando ero giovanissimo, ci si doveva nascondere. La menzogna apparteneva al bagaglio personale dell’esistenza, soprattutto se si viveva nella piccola provincia. Per uscire allo scoperto serviva coraggio, tanto coraggio, e spesso bisognava allontanarsi dalle proprie radici.
Negli ultimi vent’anni, però, le cose, in termini esistenziali, soprattutto nelle grandi città, sono cambiate grazie a chi ha guidato battaglie civili e politiche, grazie ai media che hanno corretto una comunicazione dissacrante in voga dagli anni Ottanta.
La scuola non può educare all’accettazione dell’orientamento sessuale: resta un tabù. Il sesso fa ancora paura a genitori che, però, fanno della promiscuità un’opzione nella monotonia del ménage matrimoniale e consumano pornografia lontano da occhi indiscreti.
La società civile, però, ha imparato a guardare con occhi diversi grazie a tutto ciò. Ha cercato di ascoltare, di capire le singole storie di familiari, amici o colleghi coinvolti. Ha provato empatia. Si è messa, per un momento, dentro quelle narrazioni, provando disagio e contrarietà, soprattutto di fronte ai diritti negati. Questa parte della società civile è riuscita a stabilire una connessione con la strana e pericolosa “diversità” perché non ha anteposto la questione del sesso al contesto, lasciando prevalere il lato umano.
Quando si ascoltano bellissime storie d’amore, progetti di vita comune o sentimenti che nascono da incontri, relazioni e amicizie, è impossibile contaminarli con il disgusto del sesso. La parte umana prevale e quella sessuale si fonde come componente naturale, a sigillo di qualcosa che ha valore.
Forse questa è la narrazione vincente contro l’ignoranza. Non quella dell’ostentazione, del voler imporre a ogni costo stili di vita e culture che devono invece rispondere a una libera scelta. I diritti LGBTQ+ vengono strumentalizzati troppo spesso. È paradossale vedere sfegatate battaglie politiche e ideologiche a favore di popoli che negano ogni diritto agli omosessuali, arrivando persino alla pena di morte.
In sintesi, oggi gran parte di questa società ci supporta nel rendere una condizione di vita non discriminabile. È al nostro fianco perché ha compreso e perché ha cancellato il problema in quanto tale: semplicemente non sussiste.
Sono rimaste, però, sacche di ignoranza, localizzate in provincia e nei piccoli paesi, che, se messe nello stesso ambiente, si contaminano e producono malessere, istigazione, danni morali e fisici. Le sparano talmente ridicole sul tema da sapere perfettamente di poter far presa su un’ignoranza mai debellata radicalmente catturandone consenso elettorale.
A certa gente bisognerebbe rispondere che è meglio essere omosessuali che avere un padre violento, alcolizzato, assassino e pure ignorante.

