Un pessimo vizio.

C’è un vizio sempre più diffuso, e sempre più pericoloso: lamentarsi di tutto e partecipare a nulla. Ci si indigna al bar, sui social, nei discorsi tra amici, ma poi quando arriva il momento più semplice e più alto della democrazia, mettere una scheda nell’urna, in troppi voltano le spalle. È lì che nasce il cortocircuito del nostro tempo: pretendere di contare senza esserci.

Votare non è un gesto simbolico. È un’assunzione di responsabilità. È il cittadino che dice: io non delego il mio destino all’indifferenza, non regalo la mia voce al silenzio, non lascio che altri decidano anche per me. Perché a mia opinione, questo è il punto: quando non voti, non ti chiami fuori davvero. Semplicemente permetti che scelgano gli altri, magari quelli che poi criticherai il giorno dopo.

C’è chi considera secondario andare alle urne per un referendum. Sbaglia. Anche quando non si elegge un governo, il voto resta un presidio democratico. Resta il segno concreto di una comunità che vuole esserci, discutere, scegliere, assumersi il peso e la dignità della decisione. Dire “è solo un referendum” significa non capire che la democrazia si difende anche nelle sue forme più semplici, anzi proprio lì misura la sua salute.

Dovremmo ricordarcelo meglio guardando oltre i nostri confini. Nel mondo esistono popoli che il diritto di voto lo hanno perso, non lo hanno mai avuto davvero o lo esercitano in forme svuotate, controllate, di facciata. Regimi, autocrazie, poteri forti travestiti da istituzioni consentono consultazioni che servono più a legittimare il comando che a garantire libertà. E mentre noi ci concediamo il lusso dell’apatia, altrove c’è chi rimpiange la possibilità di poter scegliere davvero.

Il mio messaggio esperienziale più urgente va ai giovani. Non è vero che la politica non li riguarda. È vero piuttosto che per troppo tempo la politica ha smesso di parlare una lingua credibile. Ma la risposta non può essere il disimpegno. Disertare le urne non punisce il sistema: lo rende solo più fragile, più vecchio, più chiuso, più lontano. Se i giovani non votano, altri continueranno a decidere anche sul loro lavoro, sul loro futuro, sui loro diritti, perfino sui loro limiti.

Una democrazia si fortifica partecipando, non disertando. Il voto non è tutto, ma senza voto il resto si indebolisce. E quando i cittadini rinunciano a scegliere, il potere trova sempre qualcuno disposto a scegliere al posto loro.

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