Prevedibili flop.

Il vero scandalo dell’auto elettrica in Italia non è che gli italiani non la comprano ma è che una parte della politica europea continui ad imporre degli slogan. Per anni Bruxelles ci ha raccontato la transizione come se bastasse fissare una data, scrivere una norma e fare dichiarazioni solenni per trasformare un continente industriale, sociale e logistico. Ma l’economia vera non funziona per proclama, lo abbiamo già vissuto con lo slogan “globalizzazione”. E infatti il risultato è sotto gli occhi di tutti: nel 2025 le auto elettriche pure, si sono fermate in Italia al 6,2% del mercato, mentre nell’Unione Europea la media ha raggiunto il 17,4%. Non siamo in ritardo di poco: siamo fuori scala.

A mio parere, l’Unione Europea ha trasformato una transizione industriale in una dimostrazione ideologica. Ha deciso che dal 2035 le nuove auto dovranno essere a zero emissioni di CO2, come se indicare il traguardo equivalesse a costruire la strada. Ma una data non è una filiera.Una scadenza non è una politica industriale.Un divieto non è una strategia sociale.Prima si sarebbe dovuto mettere in sicurezza il sistema produttivo, accompagnare i consumatori, ridurre gli squilibri territoriali, garantire reti diffuse, tempi realistici e un quadro economico credibile. E nell’enfasi di una nuova sostenibilità il problema discariche batterie l’abbiamo risolto?

Qualcuno replica che le infrastrutture stanno crescendo. Certo, crescono. Ma non abbastanza e soprattutto non in modo equilibrato. A fine 2025 in Italia i punti di ricarica pubblici superavano quota 73 mila, ma il 59% è concentrato nel Nord del Paese. Il Sud si ferma al 22%. Questo significa che la famosa mobilità del futuro, tanto sbandierata nei documenti e nei convegni, resta in larga misura una mobilità geograficamente diseguale. Molti restano spettatori di una rivoluzione raccontata come popolare ma costruita, di fatto, per una minoranza.

Poi un dato incontrovertibile: l’Italia non è un Paese pronto a un salto forzato, perché fatica perfino a rinnovare il proprio parco auto. Nel 2025 il mercato complessivo ha chiuso a 1.525.722 immatricolazioni, in calo del 2,1% sul 2024 e ancora sotto del 20,4% rispetto al 2019. Intanto il parco circolante supera i 41 milioni di vetture, con un’età media attorno ai 13 anni, e il 20,6% delle auto è ancora ante Euro 4. Ecco il punto politico che molti fingono di non vedere: si pretende di imporre l’auto del futuro a una società che, per ragioni economiche evidenti, tiene ancora in vita quella del passato. Questa non è ecologia. È astrattezza di governo. Ed è per questo che il flop dell’elettrico, in Italia, è prima di tutto il flop di una classe dirigente europea che ha confuso il desiderio con la realtà.

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