Il risveglio sociale dei giovani italiani.

Pochi giorni fa sono stato relatore in una riuscita serata organizzata dall’Associazione “Fare Cittadinanza” a Gallarate. Il tema era i sòcial e la democrazia al tempo degli algoritmi, dei like e delle mezze verità.
Nel contesto della parte dedicata alle domande del pubblico, un giovane mi ha chiesto cosa pensassi delle imponenti manifestazioni “pro Pal” in corso e della massiccia affluenza di giovani. Una domanda la cui risposta camminava su un terreno ipoteticamente fragile e pericoloso.

Ho risposto evidenziando quanto, personalmente, da osservatore e conoscitore di temi di politica estera, sia stato sorpreso e, al tempo stesso, entusiasta nel vedere migliaia di giovani italiani nelle piazze.
L’aver compreso quanto si stava barbaramente perpetrando ai danni di una popolazione indifesa e decimata, nelle sue migliaia di bambini e anziani, è stata una svolta sociale inaspettata e al tempo stesso attesa da tempo.

Da viaggiatore e conoscitore di molti Paesi europei, ho sottolineato quanto l’interesse delle nuove generazioni per la politica sociale ed economica di altri Stati sia alto, e come questo interesse si traduca in partecipazione attiva alla vita del Paese.
Avrei voluto assistere, negli ultimi anni, a mobilitazioni di masse di giovani con la stessa intensità su temi che li investono in prima persona: temi che andrebbero difesi ad ogni costo.

Ho rimarcato come, negli ultimi vent’anni, ogni governo del Paese, a prescindere dal colore della coalizione politica, non abbia fatto concretamente nulla per loro, se non cercarli nei mesi precedenti le elezioni con un subdolo marketing “acchiappavoti”, formulato dentro la retorica di azioni programmatiche poi mai attuate.

Se vivono in famiglie o con padri e madri separati, comprendono i sacrifici in atto?
Perché non scendono nelle piazze per i salari fermi da quindici anni? Per il caro vita? Per l’assenza di sussidi concreti per il trasporto pubblico, per lo studio, per le costose e introvabili locazioni degli universitari fuori sede nelle grandi città?
Sono temi che li investono totalmente.

Dopo la provocazione, sono tornato accondiscendente e razionale, nella ricerca di corresponsabilità che potessero in qualche modo scagionarli.
Questi ragazzi non hanno mai avuto una formazione adeguata alla “cosa pubblica”, al significato di aprire un rubinetto in casa e vedere scorrere dell’acqua potabile, o dell’essere ammalati e poter ricevere cure anche se nullatenenti.
Sono parcheggiati in una bolla tecnologica che li ammalia con l’individualismo, escludendo qualsiasi spiegazione su cosa significhi vivere in una comunità e dare il proprio contributo.

Ai posteri l’ardua sentenza.

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