L’onnipotenza del talento e la miseria d’animo. Ossessione per la gente comune.

Lo scrittore Coelho dice che l’arroganza può portarci ad umiliare un nostro simile e un’altra citazione afferma ci sia un’enorme differenza tra l’avere carattere ed essere arrogante: l’educazione.

Ci sono uomini che Dio ha dotato di talento e più di ogni altro, grazie a motivazione, impegno e costanza, arrivano a livelli che gli altri umani guardano con ammirazione ma anche con una piccola dose di sana invidia.

Sono i Rockfeller e i Bill Gates dei miei tempi o i Bezos di oggi. Col trascorrere degli anni il talento cede il passo alla condivisione, alla saggezza di insegnare il mestiere a chi verrà dopo, la filantropia diventa una necessità per compensare il tanto ricevuto dalla vita.

A volte però, questo non accade anzi, tratti negativi del carattere divengono ancor più spigolosi, la forza dell’ego diviene più potente tanto da tenere a bada chiunque, dalla signora delle pulizie al CEO delle proprie aziende.

Il principio di immortalità plasma la loro mente, mentre rende invisibile l’avvicinarsi del tempo in cui saranno cenere. Per loro, spegnere i riflettori della scena pur continuando ad incassare denaro meritato, è abominevole.

Oltre ad Elisabetta II, in Italia di questi super uomini ne abbiamo uno: Giorgio Armani.

Ad  86 anni ancora saldo alla carica di CEO della Giorgio Armani Spa. Un’avventura iniziata con carattere nel 1975, secolo scorso. Il freddo glaciale del carattere è pari alla grandezza dell’estro creativo.

La sua meticolosità nella perfezione del dettaglio, identica all’isteria che dicono, contraddistingua i suoi eccessi davanti alla superficialità dei dipendenti e più stretti collaboratori.

Non smette di occupare fisicamente passerelle e copertine, in Italia e nel Mondo. Ad oggi, non lo abbiamo ancora visto con qualcuno al fianco di cui dica questo è il futuro.

Interviene nel dibattito sull’industria della moda, polemizza con lo svilimento commerciale, dimenticandosi che quel vizio è appartenuto anche a lui negli anni 2000.

Si dice deluso della governance politica di Milano, ma oltre ad Empori, Hotel, Negozi di arredo, Caffè e Parking, non abbiamo visto invece un ospedale, una casa di riposo o un centro culturale per giovani donato alla sua città. In quasi cinquant’anni se l’avesse fatto, una volta saperlo ci avrebbe reso felici.

Nel 2008 fece fallire per il solo dominio “armani.it” il timbrificio del signor nessuno Luca Armani che invece ne aveva diritto, come la scorsa settimana ha fatto chiudere l’Emporio Armando un’osteria tranquilla a Sesto Calende, motivo: concorrenza sleale.

I colleghi hanno usato la penna felpata nel raccontarlo io no.

Provo tenerezza per lei Cavalier Armani, perché in fondo con quasi otto miliardi di dollari ha sempre un pensiero per l’uomo comune, quello che lei non sarà mai.  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su
Share via
Copy link
Powered by Social Snap