Quando si dice un cattivo esempio. Anni fa, l’abuso di potere era lo stesso.

Mi spiace per la signora Laura Boldrini, ex Presidente della Camera dei Deputati e onorevole eletta nelle fila del Partito Democratico ma so per certo che la sua ex collaboratrice parlamentare dice il vero.

Lo affermo, perché la storia si ripete e come dice la saggezza popolare, il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Prima di Roberta, ci sono passato anche io in quelle stanze, avendo fatto il segretario parlamentare, e quando dice che doveva anche ritirare giacche dal sarto, prenotare il parrucchiere o comprarle trucchi o pantaloni, rivedo me e tanti altri ex colleghi.

Erano gli anni ’80 quelli democristiani, ma anche allora il colore non faceva sconti.

Ricordo il signore per il quale lavoravo, un politicante di provincia, impacciato, insicuro e sciupafemmine (democristiano con moglie e figli, sorelle suore e amanti) chiedere molto altro oltre il lavoro parlamentare.

Non ero il solo dentro quella segreteria ovviamente ma la lavanderia era una consuetudine, come pure il comprare da mangiare e cucinare.

Quando era a dieta, perennemente, fegato di vitello alla piastra e rucola, quando aveva ospiti a pranzo, per una cosa veloce, un giovane Boccia, oggi Ministro o un giovane Tajani, allora giornalista per il Giornale di Montanelli, (la redazione stava al piano di sopra a Piazza di Pietra), era costata ai ferri con insalata e pomodori.

Poi c’erano le forniture per il bagno, le prenotazioni alberghiere i ristoranti e come non bastasse, il ritiro di buoni scuola per i figli, o le consegne di super doni a personalità politiche o dirigenti dei ministeri, ovviamente al domicilio privato e di sera tardi, per non dare nell’occhio.

Almeno oggi, cara Roberta, lei lamenta che dai 1200 euro al mese doveva sottrarre i costi del treno da Lodi a Roma e dell’alloggio, ma negli anni miei, noi eravamo figure invisibili per il mondo del lavoro, nessuna tutela, nessuna liquidazione.

Prima di Tangentopoli, qualcuno decise di far ordine e lo Stato stabilì di dare 5 milioni ad ogni deputato per pagare l’assistente parlamentare, oggi sarebbero 2500 euro.

Le dico cosa prendevo io e come immagina, senza potere di contrattazione.

Incassavo un milione e 500 mila lire (750 euro odierne) ovviamente in nero e pagate da altra società, quello che restava finiva nella cassa della segreteria del deputato e ogni mese, tornando al collegio elettorale, dovevo recarmi in una tabaccheria prestabilita, farmi fare una ricevuta di un milione e cinquecentomila di valori bollati e riportarla, così anche quei soldi li recuperava.

Come non capirla Roberta. Tutti bravi a parlare meno coi fatti, soprattutto umani.    

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