Quanto costa la libertà Reale? La storia si ripete, impedendo di vedere il vero volto di Elisabetta II.

È difficile restare senza opinione, vedendo la macchina del fango in movimento contro la duchessa Meghan Markle e il secondo genito della sovrana d’Inghilterra Elisabetta II, Harry Windsor.

La storia, si ripete ogni qualvolta la libertà si affaccia alla coscienza di individui che prima di titoli, proprietà e denaro sono uomini e donne.

Un tumulto che nasce sempre in giovane età, quando il passaggio alla vita adulta si fa sentire con tempeste ormonali, lance impazzite che ognuno di noi ricorda, alla ricerca di quello che poi sarà amore.

Ci passò Edoardo VIII, etichettato come traditore nei viscidi salotti reali ed aristocratici inglesi del secolo scorso, come pure Diana, illusa di aver trovato l’amore e poi fuggita per tornare a vivere.

Non giudico Meghan, impossibile sapere realmente quanto avida o dominante sia, come pure se la regia di questo divorzio dalla Casa Reale le appartenga, ma esprimo profondo sdegno e dissenso per una donna, Sovrana che avrebbe molto da farsi perdonare.

Nonostante la stampa inglese e in parte i sudditi si prostrino a capo chino ad ogni suo gesto, e lei sia risentita per l’immagine uscita dalla pluripremiata serie The Crown, quella storia le appartiene per intero.

Autori, produttori e regista hanno avuto il coraggio di restare con la schiena dritta immortalando una donna incapace di provare sentimenti, mettere al mondo figli per puro dovere di Patria come pure allontanarli e visitarli nella crescita schedulando il poco tempo libero. Cavalli più amati di figli e consorte.

Impero, Colonialismo, guerre, sessantotto, crisi economiche e sociali, drammi… non una reazione empatica, ma sempre quell’ipocrita sorriso e la mano come un girasole del luna park attraversando le folle.

Un solo pianto nel suo Regno nella tragedia di Aberfen in Galles, quando una frana seppellì 116 bambini e 28 adulti, ma andò sul luogo del disastro per ultima e solo perché obbligata.

Il Regno prima ancora della vita, con questo credo ha distrutto la vita della sorella Margaret, anche a lei impedendo la libertà di scegliere l’amore vero.

Quanto davvero dobbiamo esaltare una Sovrana che a novantacinque anni ancora non abdica al figlio, non certo uno stupido o adolescente o ancora meglio al nipote, già a regnare con moglie e figli?

Non fa tenerezza vederla commentare alla Cerimonia del Commonwealth o al discorso alla Nazione, fa compassione per egoismo e superbia, il suo scudo per giustificare un cinismo naturale, lo stesso di cui è impregnato Buckingham Palace.

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