Ad est si spengono le radio come la libertà. Non prima di aver intascato soldi europei per costruire ibride democrazie.

Oggi scrivo di radio, non avrei di che scrivere di Super Mario, nonostante i pochi giorni, la musica prodotta pare abbia le stesse melodie dei precedenti.

Dicevo radio sì, quelle libere, occidentali, europee, perché quelle ad est, si sono spente proprio come un adagio mozartiano.

L’ultima Klubaradio, di Budapest, è stata chiusa il 14 febbraio quasi a contraddire l’amore che giornalisti capaci e giovani professionisti, provavano per una libertà d’espressione cannibalizzata da rigurgiti di autoritarismo dilaganti e non più sotto traccia.

Non riesco a non pensare al significato di trasmettere in una radio libera in un Paese totalitario, deve essere qualcosa di potente, quando nacquero le prime radio libere in Italia, contro il potere RAI, sembrava di aver aver conquistato il mondo.

Nel silenzio assoluto di un’Europa e una Nato, devote ad interessi economici e strategico militari, la questione dei diritti umani continua ad essere palesemente ignorata.

Eppure, quel che accade nei Paesi del Patto Visegrad, a cominciare dall’ormai fuori controllo Ungheria e Polonia è sotto gli occhi del mondo.

Quel che rammarica è che nonostante anni di feroce dittatura comunista e sangue versato per liberarsi di dittatori inumani, questi popoli non abbiano imparato la lezione.

Lo spirito nazionalista batte nei loro cuori più forte, rispetto al concetto di democrazia e lo Zar a Mosca, non può che festeggiare. Soggetti come Victor Orban o il polacco Jarosław Kaczyński, sono stati solo direttori d’orchestra di un istinto storico e non ispiratori di questo ritorno all’autoritarismo.

Sono molti altri i Paesi dell’ex Repubblica Sovietica ad agire contro i principi democratici ma la Polonia ha giocato bene la carta cattolica: Dio, Patria e Famiglia, diceva qualcuno, ma sembra abbia avuto seguaci anche oltre cortina.

La Chiesa più conservatrice, quella che intende le persone come fedeli da soggiogare nella morsa di sensi di colpa e regole, piuttosto che teste pensanti capaci di scegliersi un futuro di libera coscienza, è il braccio destro del PIS il Partito di Diritto e Giustizia.

Questa inversione ad U, erodendo la democrazia però, è furbescamente partita dopo aver incassato milioni e milioni di euro gratuiti dall’Unione Europea che, inappetente di diritti umani ma affamata di business, ha elargito a pioggia soldi dei contribuenti.

Considerato buono e reale solo lo spirito di Unione Europea ma ipocrita nei fatti, tutti quei soldi elargiti avrebbero reso più competitivi i Paesi fondatori. Forse, democrazie fantoccio non sarebbero mai nate lasciando i detrattori della libertà nelle loro fogne mascherate da resort.

2 commenti su “Ad est si spengono le radio come la libertà. Non prima di aver intascato soldi europei per costruire ibride democrazie.”

  1. Analisi impeccabile , ma purtroppo Noi non siamo meno liberticide di loro, anzi la sfacciataggine di chi governa ad est la trovo più apprezzabile del fumo e della vaselina usata ad ovest

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