Quanti danni ha fatto la vecchia classe privilegiata con legami famigliari e amicali? Un libro li fotografa impietosamente

Mentre aspettiamo di parlare di politica, forse quella vera e costruttiva, oggi parliamo di libri interessanti, del resto in tempo di covid ma non solo, leggere resta una delle attività più, formative e di valore.

L’attuale classe politica dovrebbe leggere un saggio ufficialmente in libreria da giovedì. Chi lo scrive è Roger Abravanel, uno dei migliori consulenti della McKensey & Company, Il titolo non tragga in inganno:Aristocrazia 2.0.

Nel saggio si leggono consigli per rivalutare il merito, il mercato e la concorrenza perché, sono le uniche due strade per fuggire dalla trappola della bassa crescita e di un debito pubblico insostenibile.

Eppure, nel mondo si discute quanto la meritocrazia abbia contribuito ad ampliare le disuguaglianze perché questo libro? .

Ad oggi, infatti, chi ha di più garantisce ai propri figli le università migliori ipotecando il loro futuro. Esiste quindi la bolla degli straricchi, l’inferno degli strapoveri e una classe media privata della speranza di migliorare la propria condizione.

Secondo lo scrittore però, se la meritocrazia ha fallito nel realizzare pari opportunità, ha però creato milioni di buone opportunità per una generazione di giovani che hanno cercato la migliore istruzione.

Quello che mi ha colpito del testo però, è la ruvida radiografia italiana. Da noi vige imperterrita con tratti feudali, la vecchia classe privilegiata, proprio come un’aristocrazia in cui i legami famigliari, amicali, contano più dello studio e della ricerca dell’eccellenza. Le relazioni diventano il premio e non fanno risultato.

Abravanel, auspica la formazione di una nuova classe dirigente, meno esclusivista ed egoista ma soprattutto responsabile e di massa; la chiama un’avanguardia di capaci e meritevoli.

In America ma soprattutto ora in Cina e Oriente, l’istruzione viene al numero uno della vita sociale ed economica e lo vediamo.

In Italia essere ambiziosi ha quasi un valore negativo. Le carriere portano con sé sospetti e invidie.

Da noi i giovani che tentano di aprire un’attività aziendale prendendosi dei rischi, sono numericamente tra i più bassi dei Paesi Industriali.

Ma reprimende nel testo, l’autore le riserva anche a Confindustria: in Italia, le imprese preferiscono il controllo della famiglia alle opportunità di crescita dimensionale dell’azienda, trascurando le professioni ad alto valore aggiunto.

L’imprenditore americano, svizzero o cinese, ama come l’italiano i propri figli ma generalmente resiste alla tentazione di tutelarli e metterli in azienda.

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