Quanti sono i voltagabbana in Parlamento? Proviamo a fare qualcosa per cambiare?

E così tutto passa, il popolo italiano si abitua nel tempo a qualunque tipo di manipolazione, costrizione e raggiro.

Vi faccio un esempio: siamo cittadini chiamati ad esprimere un parere referendario e poi, nonostante la volontà espressa chi legifera la calpesta e dopo qualche anno, ecco ridare vita a finanziamenti pubblici ai partiti o resuscitare ministeri aboliti.

Ma questo è solo la punta dell’iceberg, il sommerso è pure peggio. Parliamo di una cosa che ci fa arrabbiare tantissimo e vorremmo finisse una volta per tutte: il cambio di partito o gruppo parlamentare durante la legislatura da parte degli eletti.

Rivoltante certo, ma pare sia un diritto costituzionale, precisamente l’articolo 67 della Costituzione Italiana sancisce nero su bianco l’indipendenza e l’autonomia dei parlamentari, i quali non risultano vincolati da alcun mandato né verso il partito di appartenenza, né verso gli elettori.

Vale a dire, i parlamentari agiscono e votano con libertà di coscienza ed hanno il pieno diritto di poter cambiare gruppo parlamentare qualora non si sentano più rappresentati dal partito politico a cui risultano iscritti.

Tombola!… diciamo noi. Peccato che andando in giostra, si modifichino assetti istituzionali, si possano far finire legislature e ridefinire equilibri nelle varie Commissioni la cui attività e quella di scrivere leggi.

Con gli ultimi fuoriusciti dal Movimento 5 stelle ad esempio, siamo a 110 parlamentari su 975 ovvero l’11,3% ha cambiato casacca, e siamo solo a metà legislatura. 37 dei 5 stelle, 42 del PD, 1 FDI, 19 FI, 3 LEU, 1 Lega, 16 Gruppo Misto tanto per citare qualche numero.

Siamo tutti consapevoli sia un sistema viziato e nonostante l’opinione pubblica si mostri incollerita su questo tema, passano le legislature e nulla cambia.

Da quel che sembra, solo nella scorsa legislatura un disegno di legge è stato presentato al Senato da un gruppo di parlamentari di Forza Italia e PD per una modifica all’art.94 della Costituzione…pare sia rimasto solo carta.

Allora, considerato il tempo disponibile (tanto Conte non schioda) potremmo dare vita ad prossimo voto di scambio con i futuri candidati: “ti voto, se nel tuo programma vedrò l’obbligo di presentare e sostenere un disegno di legge che vada a buon fine, sul divieto di farti gli affari tuoi.

Oppure, creiamo un comitato referendario per la raccolta firme e depositiamole promuovendo una campagna d’opinione ad hoc.

Chiudo, riprendendo le parole del magistrato PierCamillo Davigo “All’estero ci vuole coraggio per commettere un reato, in Italia ci vuole coraggio per rimanere onesti”. 

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