Quando gli esperti falliscono i danni si contano.

Se dovessimo attribuire delle sanzioni, collateralmente ad un risarcimento economico per il danno d’immagine subito come Paese, queste andrebbero con poco dubbio agli esperti di comunicazione istituzionale. Tutti coloro che in ambito politico, sociale e sanitario (di questi fortunatamente, solo una piccola parte) hanno generato un focus di attenzione mondiale su ciò che ci stava accadendo.

Certo, chi si erge a paladino dei diritti umani dovrebbe evitare di cadere nelle stesse abitudini dei regimi che, temendo il peggio, nascondono abilmente i panni sporchi a casa propria ma, in questo caso forse, l’eccesso è stata la regola e non l’eccezione.

Trovare una strategia in grado di proteggere vite umane ma nel contempo anche l’azienda Italia, no? Il panico genera foga di immediatezza, reattività di sopravvivenza, l’abbiamo visto nelle vittime, cioè i cittadini che, spronati alla follia hanno assaltato corsie di supermarket come in stato d’assedio.

Eppure, se penso per competenza ed esperienza acquisita in merito so, non si giunge ad essere capo della comunicazione di una Presidenza, di un Ministero o Regione, senza provata esperienza e capacità di analisi strategica, cosa non ha funzionato?

Davvero, è realistico credere non abbiano pensato alle conseguenze di esporre l’Italia al centro della fobia mondiale sul Covid-19?

Pensavano in quel momento, accerchiati e ricercati dai media di tutto il mondo, divenissimo gli eroi dell’universo per aver detto la verità su quanto stava accadendo?

Ho molti dubbi… meno sul fatto che quei ruoli, siano affidati a probabili raccomandati con molta più voce in capitolo, rispetto a signori professionisti, i quali, pur dissentendo e sconsigliando le intenzioni, hanno dovuto semplicemente obbedire. 

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