Santori la sardina. Un vuoto a rendere.

Non ho mai espresso un’opinione sulle sardine, mai prestato attenzione alle loro manifestazioni e rivendicazioni. Come dice Paoli, quattro amici al bar decidono (da soli?) di manifestare pubblicamente contro un nemico (Matteo Salvini) obiettivo, evitare al centrodestra di occupare la governance dell’Emilia Romagna, roccaforte rossa.

Il piatto forte è questo il contorno, antifascismo, anti sovranismo, populismo, discriminazioni razziali e no alla violenza verbale. Riescono egregiamente a riempire Piazza Maggiore a Bologna, operazione non facile per dei signori nessuno (questo innalza il dubbio che non fossero soli), sapendo che la politica fatica ad aggregare, figuriamoci loro.

Bastano pochi giorni però, per far capire a chi segue questioni politiche che il movimento ittico è aggregazione sinistrosa, altro non è che un supporto (geniale) dell’ultim’ora, al candidato Bonaccini. Sulle orme rivedute e corrette di un 5 stelle, il movimento resta nelle piazze mentre uno dei fondatori predilige gli studi televisivi e, in questo caso senza distinzione ideologica.

Osservandone le apparizioni (le alterna a volte con altri due attivisti) si assiste alla metamorfosi di Mattia Santori in una piccola celebrità di spettacolo, si muove, gesticola, si atteggia e pavoneggia, a volte con disinibito snobismo. Sente il fascino del palcoscenico mediatico fino ad elezioni concluse, dribblando con successo domande su programmi e future azioni del movimento.

Poi, lentamente, perde il senso della presenza, si smarrisce nel vuoto delle sue esternazioni appesantito da richiami che iniziano ad andare a vuoto. Le piazze non si riempiono più, l’essenza del nulla si dissolve.

Ad ogni apparizione, Santori, ricorda l’omerico canto delle sirene (ancora ad oggi sconosciuto e incomprensibile) mentre le sardine Odisseo, il quale ha la cera nelle orecchie e si fa legare ad un palo per non restare imbrigliato in trame insidiose.

Insomma, Santori, solo un vuoto a rendere. Maria De Filippi non lo consacri come esempio ai giovani perché gli attivisti di un movimento hanno come valori il collettivo e l’umiltà di rappresentanza.     

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