Recluso, per aver liberato pensieri e parole.

Mancano ancora sei anni e mezzo al giorno in cui un Nobel per la pace potrà rivedere l’azzurro del cielo e far saper al mondo dove è stato rinchiuso, come ha trascorso questi undici anni di assoluta privazione della libertà. Liu Xiabobo, scrittore e critico letterario è stato il primo cinese a ricevere un Nobel mentre si trovava ancora in Cina. I suoi pensieri furono cesoie alla coercizione del libero pensiero e proprio per il suo impegno non violento in favore dei diritti umani nel grande impero cinese, venne arrestato nel 2008 e successivamente condannato per incitamento alla sovversione del potere dello Stato. Impossibile concepire la privazione del pensiero quando non la si è mai provata. Siamo liberi di contraddire, inveire, adirarci, protestare e perfino di organizzarci in movimenti o partiti. E mentre ogni Paese gareggia nel contrarre il maggior numero di affari con il colosso mondiale cinese, loro proseguono nella spietata azione di calpestamento di ogni singolo diritto umano. Nessuna azione collegiale, solo qualche sparuto comunicato stampa in occasione di visite di Stato o meeting internazionali, certamente concordati e preventivati tra le parti, onde evitare rotture di trattative economiche.  In mezzo a questa totale indifferenza, mi piace ricordare i pensieri Liu Xiaobo, quelli espressi prima di essere internato e soppresso alla luce del mondo libero, perchè la mia è solo una voce tra le tante ma ancora attenta a questi atti di violenza sulla dignità umana.

“In difesa di se stesso”

Che si tratti della Cina o di qualunque altro Paese al mondo, dell’antichità, dell’epoca moderna o dei giorni nostri, un’inquisizione letteraria che mette fuori legge la libertà di parola è un crimine contro l’umanità e i diritti umani… Il primo imperatore della dinastia Qin, ha avuto il merito di unificare la Cina, ma i suoi atti di tirannia, “bruciare libri e far seppellire vivi i filosofi confuciani”, sono ricordati ancora oggi come gesti infami. L’imperatore Wu della dinastia Han era un uomo di doti non comuni e di grande lungimiranza, ma l’ordine di evirare lo storico imperiale Sima Qian gli ha attirato il rimprovero e il disprezzo dei posteri. In termini di ricadute oggettive è più pericoloso chiudere la bocca delle persone che tentare di arginare un fiume. Le mura di una prigione, per quanto alte, non bastano a impedire la libertà di espressione. Un regime non può fondare la sua legittimità sulla soppressione di tutte le altre idee politiche, né può garantire una pace e una stabilità durature con gli strumenti dell’inquisizione letteraria. Soltanto la carta e l’inchiostro possono risolvere i problemi che nascono dalla carta e dall’inchiostro.

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